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Si moltiplicano le proposte di training outdoor. Ma quali sono effettivamente i benefici di realizzare percorsi formativi in natura?

Si parla tanto oggi di Forest Therapy, di bagni di natura, di formazione outdoor. È di gran moda realizzare eventi, seminar e workshop formativi fuori dall’aula, e io stessa, ove possibile, preferisco un setting open air a contatto con alberi prati e boschi sia per le consulenze individuali sia per le formazioni dedicate ai gruppi, che mi trovi a condurre o a partecipare.  Soprattutto per le proposte formative che hanno a che fare con la possibilità di mettersi in gioco per stare meglio con sé stessi e con gli altri, la natura è la migliore tra le Maestre perché non solo ci sostiene, ma ci educa.

La natura ci educa alla bellezza che dai tempi di Platone è riconosciuta come veicolo per l’evoluzione dell’anima. La natura non è perfetta, o meglio, lo è nel suo non esserlo e ci costringe ad abbandonare il giudizio mentale nell’osservazione del mondo. L’albero con il tronco ritorto o la foglia ingiallita dovrebbero invitarci a lasciare andare i nostri pregiudizi e i nostri stereotipi di bellezza, per guardare le cose nel loro essere uniche, magari non conformi ad uno standard, ma reali e perciò degne. Di qui l’insegnamento a me più caro di Madre Natura: la diversità appartiene a tutti noi, e va vista e considerata nel suo fare parte e non nel suo solo fare eccezione.

Inoltre la natura ci educa a riconsiderare ciò che ci accade come parte di un processo costante di cambiamento. In natura niente è immobile e immutabile e tutto è soggetto a cicli di vita e di morte, in un costante fluire. Osservare tutto questo ci aiuta a considerare anche noi stessi e la nostra vita come un processo, un ciclo, un dipanarsi di eventi in un andamento che non è lineare ma spiraleggiante.

Immergendoci in un bosco e rimodulando la nostra idea degli eventi, possiamo abituarci anche a riconsiderare noi stessi non come entità a sé ma come parti di un processo e di un mondo ben più grande.

Di qui anche lo stimolo a vedersi non più come individuo ma come parte di una rete e di una comunità. Le connessioni che gli alberi di un bosco stabiliscono dinamicamente tra loro, l’interconnessione degli elementi naturali di ogni ecosistema, ogni processo vitale a cui assistiamo ci educa alla relazione: in natura ogni elemento e ogni creatura dipende dalle altre, e niente e nessuno può salvarsi da solo.

Dobbiamo lasciarci ispirare dalla natura, facendo tesoro di tutti i suoi insegnamenti. Si tratta di spunti di riflessione che passano attraverso la pelle e che proprio per questo possono restituirci quell’energia e quella forza di cui ci sentiamo di tanto in tanto privi a forza di correre e affannarsi tra cemento e calcolo mentale. Naturalmente ognuno dei temi accennati sopra meriterebbe un articolo o un workshop a sé. Qui desideravo condividere un briciolo di Nadia pensiero, dal quale si origina anche il mio approccio nel lavoro di ascolto e di formazione su temi come le relazioni e le diversità.