La vita è un susseguirsi di scelte e se non ci accorgiamo di questo, è perché forse tendiamo almeno ogni tanto a viverci come vittime degli eventi e non come cocreatori della nostra avventura terrena. In ogni scelta quel che fa la differenza è la motivazione, il colore della fiamma che accende il nostro si o no. Scegliere per coraggio e per amore, anche quando ci sembra di andare contro tutto e tutti, può portarci sicuramente più lontano di quanto possa succedere quando scegliamo per paura o per rabbia.
Per missione e per mestiere ascolto, e sono tante le storie dove c’è un no che viene sentito ma non detto. C’è chi si sente invaso dalle richieste altrui, chi vede il proprio spazio violato e non sa come difenderlo.
Perché a volte diciamo di sì mentre vorremmo dire di no?
Un no è un limite, un ostacolo, qualcosa che si frappone al piano prefissato dei desiderata. Quando desideriamo qualcosa e ci arriva un no, c’è una parte di noi che si sente un po’ ammaccata, come se uno spigolo venisse eroso da un urto. A volte un no risveglia il dolore. Non è la persona che abbiamo di fronte né in particolare il suo no che ci addolora, attenzione, ma è l’impatto di queste immagini su di noi che risveglia l’ombra e il dolore ad essa connesso. Proviamo a cambiare prospettiva e prendiamoci la responsabilità di quel che sentiamo, dolore compreso, e capiremo che l’altro non ha colpa. Possiamo spostarci da lì e dare un limite, proteggendoci da quel che fa male e andando incontro ad altro.
Quando ci viene messo un limite, abbiamo la possibilità di fermarci a riflettere su di noi e sulla nostra strada, magari ripercorrendo le tappe che ci hanno portato al nostro presente. Possiamo fare dei punti di riferimento utili al nostro cammino futuro. Potremmo anche scoprire un senso di gratitudine per quel che abbiamo vissuto. Se impariamo ad ascoltare i no che ci arrivano con qualcosa di più profondo dell’ego e delle orecchie mentali, abbiamo la possibilità di fare questo viaggio. E’ un viaggio che può contemplare anche la tristezza e il dolore, ma non per questo è un viaggio inutile o da rifiutare. Quando diventiamo capaci di applicare il secondo accordo della saggezza tolteca “Non prendere niente sul personale” allora diventiamo anche più capaci di dire di no in modo assertivo e autentico.
In altre parole se un no non è un attacco personale, allora chi lo sente può permettersi di dirlo e chi lo riceve può permettersi di accoglierlo. Un no autentico chiude una strada che altrimenti sarebbe percorsa con fatica e forse senza eccessivo piacere. Uno stop ci invita a cercare altrove, a intraprendere nuove strade, a scoprire nuovi spazi e sperimentare nuove modalità.
E chissà che da un no che può anche bruciare, non si apra lo spazio per qualcosa di più autentico…
